Casi clinici reali per comprendere come cambiano professionisti, obiettivi e tempi della presa in carico: la lezione del Master di II livello in Psico-Oncologia Pediatrica ha avuto inizio con l’esperienza quotidiana dell’équipe di WonderLAD.

Chi interviene dipende dai bisogni del bambino. E quei bisogni possono cambiare durante le terapie, richiedendo nuove valutazioni, professionalità diverse o una revisione degli obiettivi già individuati. È da questa dimensione concreta che ha preso avvio la scorsa lezione del Master di II livello in Psico-Oncologia Pediatrica, dedicata al lavoro multidisciplinare e costruita a partire dall’esperienza clinica del team di WonderLAD.

A condurre la prima parte della giornata sono stati i neuropsicomotricisti Giovanni Giuffrida e Emanuele Paiato, i fisioterapisti Alessandro Licata e Edoardo Toscano, le logopediste Jasmine Lombardo e Sara Maugeri e il medico fisiatra Marianna Avola. Nel pomeriggio la Dott.ssa Angela Militello, psico-oncologa, ha approfondito con gli studenti il ruolo dello psico-oncologo e il tema dei tempi della presa in carico.

Seguire un caso attraverso competenze diverse

Durante la mattina gli studenti hanno lavorato su casi clinici reali, presentati in forma anonima, ricostruendo le diverse fasi dell’intervento.

Per ciascun caso sono stati analizzati i bisogni emersi, le competenze necessarie e il modo in cui gli obiettivi possono essere modificati nel tempo. Fisioterapia, neuropsicomotricità, logopedia e supporto psicologico sono stati così osservati all’interno dello stesso progetto assistenziale, mettendo in evidenza i punti in cui il lavoro di un professionista incontra quello degli altri.

Uno dei casi riguardava un bambino con tumore osseo. La sua esperienza ha permesso di approfondire le conseguenze che possono permanere o comparire durante le diverse fasi delle cure e il modo in cui queste incidono sull’intervento riabilitativo.

Altri casi hanno portato l’attenzione su linguaggio e deglutizione, funzioni che possono essere interessate dalla patologia o dai trattamenti e richiedere una valutazione logopedica specifica.

Quando si lavora con bambini e ragazzi, inoltre, la valutazione deve considerare che alcune competenze erano già presenti prima della malattia e possono aver bisogno di essere recuperate, mentre altre sono ancora in fase di acquisizione. Età, sviluppo e condizioni cliniche entrano quindi nella definizione degli obiettivi e nei loro eventuali cambiamenti.

È lo stesso criterio seguito nella valutazione multidisciplinare di WonderLAD, dove le diverse professionalità concorrono a definire e monitorare il progetto riabilitativo, mantenendo il confronto con l’équipe ospedaliera e, quando necessario, con i servizi territoriali.

Tre storie, tre momenti diversi della presa in carico

Nel pomeriggio, con la Dott.ssa Angela Militello, il lavoro si è spostato sui tempi dell’accompagnamento. Gli studenti hanno analizzato tre storie reali nelle quali il metodo Cure&Care era entrato in momenti differenti: in un caso sin dalle prime fasi, in un altro quando le terapie erano già iniziate, mentre nel terzo non era stato possibile attivare un accompagnamento strutturato di questo tipo.

Il confronto ha permesso di osservare come cambiano i bisogni psicologici, riabilitativi e familiari a seconda del momento in cui vengono intercettati. L’attenzione si è concentrata quindi meno sulla singola professionalità e più sul coordinamento tra le persone coinvolte nella cura.

Il lavoro dello psico-oncologo

L’attività proposta agli studenti è partita proprio dalla composizione di questa rete: individuare le figure da coinvolgere nei diversi momenti, favorire lo scambio di informazioni e accompagnare bambino e caregiver quando cambiano le condizioni cliniche o l’organizzazione della vita quotidiana.

Il lavoro dello psico-oncologo, in questo contesto, comprende il colloquio psicologico ma si estende anche alla lettura dei bisogni che emergono nel tempo, alla comunicazione con bambino e caregiver e al confronto con gli altri professionisti.

La malattia, in età evolutiva, si inserisce mentre sono ancora in corso cambiamenti cognitivi, emotivi, relazionali e motori. Per questo gli interventi devono essere periodicamente riletti alla luce dell’età del bambino, della fase di sviluppo e delle condizioni che si presentano durante le cure.

Anche all’interno di WonderLAD il confronto tra professionisti accompagna il lavoro sui casi: operatori dell’associazione, équipe ospedaliera e servizi territoriali possono essere coinvolti in momenti diversi, in base alle necessità della famiglia.

Team WonderLAD
Un lavoro che continua oltre l’ospedale

Le esigenze assistenziali non si esauriscono nel reparto. Possono riguardare la riabilitazione, il benessere psicologico, la comunicazione, le autonomie quotidiane, la vita familiare o il rapporto con i servizi presenti sul territorio. Per questo un modello come quello di WonderLAD prevede, già nella fase di accoglienza, un ascolto dei bisogni del bambino o dell’adolescente e del caregiver, insieme al confronto con i professionisti che li seguono.

La giornata del Master ha permesso agli studenti di lavorare proprio su questo aspetto: osservare uno stesso caso da prospettive professionali differenti e capire come tempi, necessità e obiettivi possano cambiare durante le cure.

La multidisciplinarità prende forma in questa capacità di confrontarsi sul singolo bambino, aggiornando il lavoro dell’équipe quando ciò che serve cambia.