C’è una domanda che attraversa ogni percorso di cura, e che diventa cruciale quando si parla di bambini: quando iniziare? È questo il cuore del confronto che ha animato WonderLAD il 16 e 17 maggio, in occasione di una nuova tappa del GDL nazionale AIEOP dedicato alla riabilitazione in emato-oncologia pediatrica.
Due giornate intense e partecipate, in cui terapisti, fisioterapisti, logopedisti, psicologi e medici provenienti da tutta Italia si sono ritrovati per ragionare insieme su un punto chiave: il timing. Non si tratta di un dettaglio organizzativo, ma di un elemento determinante per il buon esito del percorso riabilitativo. La ricerca scientifica lo conferma: intervenire in modo precoce e integrato può fare la differenza, riducendo complicanze e migliorando sensibilmente la qualità della vita dei piccoli pazienti.
Il gruppo, coordinato dal Dott. Roberto Casalaz e dalla Dott.ssa Francesca Rossi, ha scelto WonderLAD non solo come sede ospitante, ma come esempio concreto di un modello virtuoso di presa in carico precoce e globale. Dopo i saluti istituzionali di Emilio Randazzo e Cinzia Favara Scacco fondatori di LAD ETS, il Dott. Roberto Casalaz (Trieste) ha introdotto i lavori, seguito dalle riflessioni del Prof. Andrea Di Cataldo (Catania), che ha illustrato il ruolo cruciale del medico oncologo nel percorso riabilitativo.
La Dott.ssa Marianna Avola medico fisiatra ha approfondito il tema del timing da una prospettiva metodologica, aprendo il confronto su due casi clinici emblematici, presentati dall’equipe di WonderLAD: (Giovanni Giuffrida, Emanuele Paiato, Jasmine Lombardo, Sara Maugeri, Alessandro Licata, Edoardo Toscano, Clara Raciti) e supportati dagli interventi della dottoressa Milena La Spina (pediatra oncologa) e il dottor Luca Lo Nigro (pediatra oncologo). Uno caratterizzato da un avvio ritardato della riabilitazione, l’altro da un intervento tempestivo e ben coordinato. Due storie vere che hanno mostrato in che modo il quando influenzi profondamente il come e il quanto nel percorso di cura. Gli interventi multidisciplinari di medici, fisioterapisti, logopedisti e psicologi hanno arricchito il dibattito, mettendo in evidenza l’importanza di un approccio integrato sin dalle prime fasi.

Nel pomeriggio, la Dott.ssa Francesca Rossi ha condiviso gli aggiornamenti sul progetto REWORI (Real World Pediatric Oncology Rehabilitation in Italy), mentre in parallelo il gruppo dei logopedisti, guidato dal Dott. Stefano Botti, ha avviato un confronto tecnico orientato alla costruzione delle prime linee guida nazionali per la disciplina.
Centrale è stato anche il tema della salute di chi cura. Il momento esperienziale condotto dalla Dott.ssa Angela Militello (psicoterapeuta), “Prendersi cura di chi cura”, ha permesso ai partecipanti di esplorare il proprio vissuto professionale, confrontandosi sullo stress e sulla necessità di prendersi spazi per rigenerarsi. In un contesto come quello dell’emato-oncologia pediatrica, dove il carico emotivo è altissimo, ritrovare equilibrio e consapevolezza è parte integrante della qualità della cura offerta.
La giornata si è conclusa in un clima disteso, con una cena sociale che ha dato spazio alla convivialità e alla gratitudine reciproca.
Il giorno successivo, la Dott.ssa Francesca Galletta ha proposto una riflessione sull’evoluzione della logopedia in ambito emato-oncologico pediatrico, seguita dall’intervento della Dott.ssa Francesca Nota sull’analisi qualitativa ACASM dei dati raccolti nei vari centri italiani. A seguire, la Dott.ssa Federica Maio ha condiviso l’approccio integrato di WonderLAD, illustrando strumenti e strategie che connettono ospedale, territorio e famiglia per una presa in carico realmente globale.
A chiudere il percorso, un momento corale di restituzione guidato ancora una volta dalla Dott.ssa Militello. Un cerchio simbolico in cui ciascuno ha potuto condividere riflessioni, suggestioni e bisogni, facendo emergere con forza quanto sia fondamentale affiancare alla formazione clinica spazi stabili di confronto, ascolto e sostegno reciproco. Perché chi cura, a sua volta, ha bisogno di cura.
L’intero incontro ha lasciato nei partecipanti una sensazione comune: l’alta qualità dei contenuti e la profondità dei legami costruiti rappresentano un valore da preservare.
E, soprattutto, da far crescere insieme.