Il valore del metodo “Cure&Care” nell’accompagnamento terapeutico
La radioterapia, per un adulto, dura pochi minuti.
Per un bambino, invece, può trasformarsi in un tempo interminabile. Quel “semplice” rimanere distesi diventa una montagna insormontabile se visto con gli occhi della paura: una maschera che copre quasi tutto il volto, la sensazione di non poter respirare. Ciò che per un adulto rappresenta un passaggio clinico “sopportabile”, per un piccolo paziente può diventare un’esperienza di forte stress, con il rischio di compromettere la compliance e lasciare tracce traumatiche.
Dal 13 agosto al 4 settembre la nostra équipe è stata coinvolta nell’accompagnamento alla radioterapia di due bambini. Due situazioni opposte: per la rassicurazione, uno necessitava di silenzio e concentrazione, l’altra di interazione e gioco. In entrambi i casi, l’intervento si è basato sull’ascolto dei bisogni individuali, evitando che il paziente entrasse nella dimensione dell’ansia e favorendo invece la concentrazione sul processo immaginale e sulla rassicurazione.
Un aspetto centrale è l’attenzione specifica al bambino, che passa anche dal rendere l’ambiente della terapia un luogo amico: uno spazio in cui potersi sentire accolto, a proprio agio e quindi più disponibile ad affrontare le necessarie “prove”. È un gesto che per un adulto può sembrare naturale, ma che nei bambini può avvenire solo grazie a un supporto adeguato.
Nelle situazioni di stress, l’adulto tende a leggere ciò che accade attraverso la propria esperienza e con un approccio razionale, funzionale alla terapia. Questo atteggiamento, seppur naturale, rischia però di minimizzare le reazioni del bambino, che può non disporre ancora delle capacità necessarie a comprenderne la logica clinica. Così, ciò che per l’adulto è un dettaglio neutro può trasformarsi, agli occhi del bambino, in qualcosa di spaventoso.
In questi casi non è utile correggere o negare la sua visione: è invece necessario accompagnarlo, fornendo strumenti simbolici e relazionali adeguati alla sua fase di crescita. Centrale è instaurare una relazione di fiducia che lo rassicuri sul fatto di non essere solo, che non sarà ingannato e che chi gli sta accanto sia lì per proteggerlo e sostenerlo.
È qui che si evidenzia l’importanza del lavoro svolto da LAD: integrare la dimensione immaginativa e relazionale nella cura significa ridurre il distress, sostenere la regolazione emotiva e favorire l’aderenza terapeutica.
La terapia così oltre ad essere un atto medico, è anche un percorso realmente accessibile al bambino, calibrato sulle sue capacità di comprensione ed elaborazione.
In contesti come questi, il metodo Cure&Care, mostra la sua piena efficacia. Non un’attività accessoria, ma parte integrante di un percorso strutturato, condotto da un’équipe multidisciplinare che lavora in sinergia per accompagnare i bambini anche nelle terapie più dolorose o nei momenti di riabilitazione complessa.
Questa esperienza al Policlinico di Catania dimostra che la cura medica, comprende anche il “prendersi cura”: richiede ascolto, fiducia e strumenti adeguati a parlare il linguaggio dei bambini.
È in questa integrazione che il Cure&Care si rivela un alleato concreto non solo per migliorare la compliance, ma anche per ridurre il rischio di trauma e contribuire a una migliore qualità della vita durante il lungo percorso delle cure pediatriche emato-oncologiche.